L’intervista: Mario Furlan, Life Coach

Quando incontrai Mario Furlan per la prima volta a Milano, ebbi immediatamente la certezza di avere di fronte una persona eccezionale. Percepii un misto di energia e di umanità che mi incuriosirono e mi stimolarono ad approfondirne la conoscenza.

Oggi sono fiero di poter dire che sarà una colonna del Master Internazionale della Top Coach Academy, ma soprattutto sono fiero di averlo come amico.

Mario è noto soprattutto come fondatore dei City Angels, i volontari di strada che aiutano i senzatetto e lottano contro la criminalità in 20 città, da Lugano a Palermo. E’ anche il primo docente universitario di Motivazione e leadership in Europa, autore di una decina di libri (tra cui i best-seller “Risveglia il campione in te!” e “Tu puoi!” e fondatore del Wilding, l’autodifesa istintiva e mentale. E’ stato nominato “miglior life coach italiano del 2018” dall’Associazione Italiana Coach.

Mario, sei un coach molto noto, ma cosa diresti di te a chi ancora non ti conosce?
Alle persone non interessano le tue qualifiche. Ma quello che puoi fare per loro. In 25 anni di attività come life coach ho lavorato per centinaia di aziende, dalle Poste Italiane all’Alfa Romeo, dalla Polizia di Stato a Helvetia Assicurazioni e Discovery Channel. Ma la soddisfazione più grande la ricavo facendo coaching per i senzatetto e i disperati. Non guadagno nulla economicamente. Ma tantissimo moralmente.

Ci parli del tuo lavoro?
Credo che compito del coach sia aiutare le persone a trovare da sole la soluzione ai loro problemi. Ad accettarsi così come sono. E ad assumersi la responsabilità della loro vita. Invece di sentirsi vittime. E di pensare che la colpa sia sempre degli altri.

Quando hai scoperto che saresti potuto diventare ciò che sei oggi?
Dopo aver fondato i City Angels, nel 1994.
Avevo lasciato il mio lavoro di giornalista alla Mondadori per inseguire il mio sogno di creare un’associazione particolare, di angeli di strada (i City Angels, appunto). Ma ero rimasto senza una lira. Ed ero caduto in depressione.Leggendo libri di motivazione, e poi seguendo corsi di motivazione, mi sono tirato su. E ho capito che quella era la mia strada professionale.

Chi sono i tuoi clienti?
Variano.
Dalle grandi multinazionali fino alle piccole aziendine a conduzione familiare. Dai grandi manager e professionisti agli studenti che hanno perso la motivazione a studiare, ai ragazzi che si drogano o alle donne in crisi perché la loro storia d’amore è finita. Negli ultimi anni, per motivi di tempo, mi sono concentrato soprattutto sulle grandi realtà. Ma cerco comunque di dedicare qualche ora al mese ai piccoli. Perché è un modo per restare attaccati alla quotidianità della gente comune.

Perchè sei convinto che il coaching possa cambiare il mondo?
Perché aiuta a guardarti dentro. E ad acquisire consapevolezza.
Ti spinge a cambiare. Tutti  vorremmo che gli altri cambiassero. Ma ben pochi sono disposti a cambiare. Aveva ragione Gandhi: “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!

C’è uno strumento che reputi essere il tuo “piccolo grande segreto”? Se puoi, parlamene.
Credo sia la capacità di entrare nei panni dell’altro. Di provare empatia.
Non è difficile trovare un bravo coach. Ma non è facile trovarne uno che ci tenga davvero a te, e non solo ai tuoi soldi!

Quale ritieni sia stato il tuo più grande successo?
Avere fondato i City Angels. Ogni giorno aiutiamo oltre 3mila persone: una bella soddisfazione! E’ una realtà che mi auguro continui anche dopo la mia morte.

Qual è il tuo più grande desiderio da coach?
Che le persone capiscano che gli altri sono il nostro specchio: a seconda di come noi ci comportiamo con loro, loro si comportano con noi.
Sembra banale. Ma pochi afferrano il concetto… perché la colpa è sempre degli altri!

Cosa significherà il coaching per il futuro delle persone?
Acquisire la capacità di crescere. Intellettualmente, moralmente, emotivamente, spiritualmente.

Ci parli dei due progetti che oggi ti appassionano?
Il primo progetto è l’espansione dei City Angels. Abbiamo fatto tanta strada, ma ce n’è ancora di più da compiere! Ad esempio non siamo ancora presenti in Veneto, la regione da cui provengo e che amo!
Il secondo progetto che mi appassiona tantissimo, non meno del primo, è il Master in High performance coaching. Un’idea scaturita dal vulcanico Presidente dell’Associazione Italiana Coach, Gianluigi Rando. Che ha coinvolto il meglio del coaching italiano, tra cui Nicola Zema. Un coach che conoscevo solo di fama, e che è diventato un amico!

Cosa non ti ho chiesto e pensavi ti avrei chiesto?
Quando ci vediamo a Milano per andare a pranzo insieme?

Prestissimo, Mario, non vedo l’ora! 🙂

Articolo creato 92

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto